L’ermeneutica immaginale

L’esercizio di soggiorno presso il mondo immaginale è perdita e smarrimento, non conquista e cattura. La deriva nel mondo delle immagini non è rassicurante, in esso ci si sposta come in una giungla, il che rende possibili avvistamenti, intuizioni, anche abbagli che si rivelano fallaci o parziali, affondi che aprono su profondità ignote. L’esercizio non ha misura, non ha termine, non si pacifica su alcuna spiaggia concettuale o di senso. I significati stessi sono in perpetuo scivolamento e, di fatto, l’esplorazione del mondo immaginale non conduce in nessun dove. E’ essa stessa la consistenza, il campo. Nel suo reticolo fitto ma non più gerarchizzato, non perlomeno in modo fisso, il prelievo conoscitivo è senza meta. Chiamato dai luoghi, dalle figure, dalla sensualità e intricatezza della trama simbolica, esso vi soggiorna senza poter coltivare la speranza di un dominio, semmai di una accoglienza in perpetuo differimento. Ed è proprio tale differimento a fornire lo stile di un insistere che è perenne avventura e schiudimento, fallimento sistematico della velleità bonificatoria e sintetizzante, anche se di movimenti anche sintetici si alimenta, scorrimento vertiginoso nel flusso dei possibili.

La conoscenza che deriva da un tal esercizio è una conoscenza insatura ma anche incredibilmente densa, si misura per densità e per intensità, per partecipazione a campi di forze provvisori, per acquisizioni effimere che però si sciolgono in inedite visuali, in prospettive inattese, in rovesciamenti. Esercizio atletico di inoltramento oltre ogni conciliazione e ogni progresso, il lavoro ermeneutico sulla materia immaginale è esperienza emozionata, gravitazione immobile, sospensione e attrazione, vagabondaggio e ammutolimento, attesa soprattutto. La sua postura è quella dell’appostamento ma è anche quella dell’oblio, dello sprofondamento, dell’indugiare nell’oscurità e, persino, dell’arresto di fronte all’inconcepibile e all’inconcepito.

L’ermeneutica non costruisce, o meglio, avanza e arretra, non è puramente decostruttiva, coagula e dissolve piuttosto, ripetutamente, consapevole di una circolarità o di una spiralità che non ha destinazione e che conosce la sua destinazione nel processo stesso e nel soggiorno più o meno protratto nelle isole di gratitudine che l’attingimento di figure, di apparizioni ma anche di di sparizioni improvvise disegna e propone.

L’ermeneutica immaginale in questo è molto più godimento che realizzazione, più dissipazione che possesso.

Immaginale

Profilo educativo

L’arte immaginale