Ilaria Torelli

Dopo una laurea in lettere con indirizzo in storia dell’arte, ho ottenuto una borsa di studio per una scuola triennale di specializzazione in storia dell’arte per formare funzionari museali.
Da qui è iniziato un cammino di esperienze professionali di varia natura, in parte dettato dal tortuoso mondo lavorativo delle arti, ma che è stato sicuramente occasione per l’immersione in mondi e in modi di sentire e vedere sempre diversi.
Ho collaborato con artisti viventi alla sistemazione dei loro archivi personali, ho partecipato a campagne di catalogazione di beni culturali di varia natura (illustrazioni, caricature, opere d’arte e patrimonio scientifico) e mi sono dedicata all’approfondimento, in articoli e pubblicazioni, di argomenti quali la caricatura ottocentesca e l’arte tedesca e italiana della prima metà del Novecento.
Le esperienze di docente di storia dell’arte nelle scuole superiori, di collaboratrice di uno scultore, di guida ai musei in presenza di disabilità visiva e di guida turistica e museale sono quelle che hanno maggiormente segnato gli ultimi anni e che mi hanno portato a interrogarmi sul senso profondo del mio lavoro.

Cosa resta al visitatore culturale dopo una mostra?

L’esperienza della visita guidata a siti e beni culturali può divenire una pratica del fare anima?

Come può una guida e un docente favorire un dialogo intimo, una risonanza, un rispecchiamento fra visitatore e opere e luoghi?

Ho frequentato il master in Culture simboliche per le professioni dell’arte, dell’educazione e della cura di università Bicocca e ho trovato nella Pratiche immaginali una risposta a questi interrogativi.